Guardare il 900 per inventare il domani

Tra astrazione e impegno sociale

Jolie Ramirez Ferranti

10/25/20262 min read

Di Jolie Ferranti Ramirez

Se si studia grafica, arte o semplicemente si sperimenta con il disegno, isolarsi nel proprio stile serve a poco: serve guardare cosa è stato fatto prima. Roma al momento offre l'opportunità perfetta per farlo attraverso due mostre speculari. Da una parte la ricerca geometrica e matematica, dall'altra l'arte che diventa una dichiarazione politica e sociale. È il grande bivio del secolo scorso, ed è ancora il punto di partenza per chiunque voglia fare qualcosa di nuovo oggi.

La prima tappa di questo itinerario si sviluppa nelle sale di Palazzo Bonaparte, dove la retrospettiva su Vasilij Kandinsky permette di decodificare la nascita dell'astrattismo. Camminare tra i quadri significa immergersi in una vera e propria sinfonia: la musica classica che risuona in ogni stanza non è un semplice riempitivo, ma riflette la sinestesia del pittore, capace di vedere i colori come suoni e i suoni come colori. Il percorso espositivo mette in chiaro che Kandinsky è, di fatto, musica tradotta su tela. I brani di Richard Wagner e le composizioni d'avanguardia di Arnold Schönberg diffusi nelle sale rievocano i concerti che cambiarono per sempre la sua vita, spingendolo a trattare i pigmenti come note musicali. Studiare da vicino la transizione dai paesaggi fiabeschi alle rigorose composizioni geometriche della Bauhaus aiuta a comprendere le leggi invisibili del peso visivo e della sinestesia. Trovarsi di fronte a quelle tele significa osservare come la purezza della linea e l'accostamento scientifico dei primari riescano a generare una vibrazione interiore che prescinde dal soggetto raffigurato.

Il clima cambia radicalmente quando ci si sposta ai Musei Capitolini - Villa Caffarelli per l'esposizione focalizzata su Diego Rivera e Frida Kahlo. Qui la ricerca estetica non si isola nella spiritualità, ma si sporca con la storia e diventa lo specchio dei diritti dei lavoratori, della lotta di classe e dell'identità di un popolo oppresso dal capitalismo coloniale. I dettagli dei dipinti e i progetti dei grandi murali dimostrano come il mezzo pittorico possa abbattere le barriere dell'intellettualismo borghese per parlare direttamente alle masse, unendo la narrazione politica a una tavolozza calda e viscerale.

Mettere a confronto questi due mondi così distanti rappresenta un'ottima occasione didattica e critica per tutti noi. Ci permette di analizzare il grande bivio del Novecento: la forma pura che si fa musica da una parte, e l'arte che si fa strumento di emancipazione e rivendicazione collettiva dall'altra. Sono due modi opposti ma ugualmente rivoluzionari di intendere il ruolo dell'artista all'interno della società