In un liceo artistico, la teoria dei libri rappresenta spesso solo metà della storia; la vera linfa vitale, quella che accende l'ispirazione, si trova davanti alle opere che stanno definendo il nostro presente visivo. Roma, in questo periodo, ci offre uno spunto tecnico e poetico che noi, futuri addetti ai lavori, non possiamo assolutamente ignorare. La dimostrazione è la straordinaria retrospettiva "Irving Penn.Photographs 1939-2007", ospitata nel Centro della Fotografia all’interno dell'Ex Mattatoio di Testaccio. Varcare la soglia della sala significa immergersi in un cortocircuito visivo eccezionale. Il minimalismo geometrico, pulito e rigoroso di Penn dialoga in modo potente con l'architettura industriale di fine Ottocento dell’Ex Mattatoio.Le vecchie guidovie aeree, le strutture in ghisa e i mattoni crudi del padiglione fanno da contraltare alla perfezione assoluta dei suoi scatti, creando una tensione tra l'archeologia della carne e la sacralità della forma.Il percorso espositivo, curato con precisione cronologica e tematica attraverso 109 stampe della Maison Européenne de la Photographie di Parigi, permette di comprendere chiaramente l'evoluzione stilistica del maestro. C’è un dialogo continuo e magnetico tra i celebri ritratti dei miti del Novecento (costretti in quegli angoli stretti che Penn usava per "spogliare" i soggetti) e le sue nature morte. Entrambi i generi rispondono alla stessa identica urgenza: la riduzione della realtà a una questione di volumi, contrasti e linee pure. Che si tratti del volto di Picasso o di un mozzicone di sigaretta raccolto per strada, lo sguardo di Penn applica le stesse regole matematiche di composizione, svelando la sua profonda ossessione per l’ordine e la geometria.Da studenti d'arte, l'analisi dal vivo dei materiali è fondamentale. La sala è illuminata con una luce diffusa e calibrata in modo magistrale: i faretti esaltano la gamma dei grigi e la profondità dei neri senza generare riflessi fastidiosi sui vetri delle cornici. Questo permette di avvicinarsi a pochi centimetri dalla superficie per cogliere i dettagli materici delle celebri stampe al platino-palladio fatte a mano dall'artista. Le immagini non appaiono bidimensionali, ma incredibilmente "vive" e scultoree; la grana della carta, la texture dei tessuti d'alta moda e la porosità della pelle sembrano quasi emergere fisicamente dal supporto.
Questa mostra riesce a far capire fino in fondo perché Irving Penn abbia radicalmente cambiato la fotografia di moda e il ritratto contemporaneo: ha eliminato il superfluo e il contesto narrativo per concentrarsi esclusivamente sulla struttura formale dell'immagine.Perché andarci? Perché vedere queste opere dal vivo cambia la nostra percezione del chiaroscuro e delle texture in un modo che lo schermo di uno smartphone non potrà mai restituire. Il consiglio è semplice: prendete lo sketchbook e andate a Testaccio a studiare come la luce possa scolpire il foglio.
