Sogna in the key of life

Il manifesto dell’esperienza umana

Emiliano Lucarini

10/25/20262 min read

Recentemente ha compiuto cinquant'anni Songs in the Key of Life di Stevie Wonder.

Nel 1976, quando esce, Stevie ha solo 26 anni ma ha già pubblicato ben 18 album in studio.

Nella sua giovane e prolifica carriera si è già affermato come un gigantesco interprete soul, ma con quest’ultimo lavoro amplia ulteriormente i suoi orizzonti musicali: sa di poter sperimentare e vuole iniziare a toccare anche temi sociali e politici. Aveva già creato album fondamentali come Innervisions, Talking Book, Music of My Mind, Fullingness’ First Final, ma è nel 1976 pubblica il suo manifesto definitivo.

In questo disco non c’è un vero e proprio concept, quanto piuttosto una personale visione del mondo.

Tra arrangiamenti stratificati, fughe fusion, esperimenti di registrazione e ricordi d’infanzia, l'album crea un enorme mosaico.

Prendiamo come esempio Pastime Paradise: uno dei brani più emblematici per capire quanto Stevie Wonder fosse avanti rispetto il suo tempo. Attraverso un tappeto sonoro cupo e ipnotico, il pezzo mette a confronto chi vive d'illusioni legato al passato e chi lotta per un futuro migliore. La traccia è così visionaria che vent'anni dopo è bastato prenderne la struttura armonica per creare Gangsta’s Paradise di Coolio, la colonna sonora di un’intera generazione anni ‘90.

Dimostrazione che le domande poste da Stevie nel 1976 non erano rimaste chiuse nel loro decennio.

E ancora più potente è l'affresco di Black Man, una traccia in cui la dimensione intima lascia spazio alla memoria collettiva.

Wonder trasforma l'insegnamento della storia afroamericana e delle minoranze negli Stati Uniti in un inno ritmico e travolgente. Se ascoltiamo questo pezzo oggi, è impossibile non cogliere una linea retta che lo collega direttamente al lavoro di artisti contemporanei come Kendrick Lamar: l'idea che la musica black non debba limitarsi ad intrattenere, ma possa farsi racconto storico, protesta e consapevolezza di sé.

Songs in the Key of Life resta così un caso straordinario in cui l’ambizione artistica incontra la cultura di massa. Prima di lui, maestri come Marvin Gaye e Curtis Mayfield avevano dimostrato che un album soul potesse toccare la politica e lo spirito.

Stevie Wonder ha preso quella strada e l’ha spalancata su scala monumentale: ha dimostrato come un solo disco può contenere l'intera esperienza umana, restando attuale anche per chi lo ascolta oggi per la prima volta.